Le strategie per il PEI fanno la differenza tra un documento che resta nel cassetto e un piano che cambia davvero la giornata dell’alunno. Molti insegnanti conoscono bene questa sensazione: il PEI è stato firmato, gli obiettivi sono scritti, ma il lunedì mattina non è chiaro che cosa fare in classe.
Questa guida propone cinque passi concreti: partire dai punti di forza, scrivere obiettivi osservabili, scegliere attività adatte, dividere il lavoro tra gli adulti e monitorare i progressi. Alla fine saprai trasformare ogni obiettivo in azioni quotidiane, chiare per tutto il team.
Gli esempi sono di fantasia. Adattali agli obiettivi dell’alunno e ai supporti concordati. Questa è una guida pratica, non una diagnosi.
In sintesi
- Un buon PEI parte da ciò che l’alunno sa già fare.
- Gli obiettivi devono essere osservabili, non vaghi.
- Ogni obiettivo ha bisogno di almeno una strategia concreta.
- Tutti gli adulti devono sapere chi fa che cosa, e quando.
- Il piano si verifica e si aggiorna durante l’anno.

1. Parti dai punti di forza
Prima di tutto, guarda l’alunno nella sua interezza. Il Piano Educativo Individualizzato non è un elenco di difficoltà. Al contrario, è un progetto che valorizza capacità, interessi e risorse.
Per questo conviene iniziare con tre domande. In che cosa riesce bene? Che cosa lo motiva? In quali situazioni è più sereno e partecipe? Le risposte diventano leve preziose: un interesse per gli animali può motivare la lettura, una buona memoria visiva può sostenere la matematica.
Inoltre, raccogli il punto di vista di tutti. La famiglia, i colleghi di classe, l’educatore e, quando possibile, l’alunno stesso offrono informazioni diverse. Un breve modulo con le stesse domande aiuta a confrontare le risposte.
Allo stesso tempo, descrivi i bisogni in modo concreto. “Ha difficoltà di attenzione” dice poco. “Resta sul compito circa cinque minuti, poi si alza” dice molto di più e suggerisce già una strategia.
Esempio guidato. Sofia è un’alunna di fantasia, 10 anni, in quinta primaria. La maestra di sostegno, Chiara, scopre che Sofia ama disegnare, ricorda bene le immagini e lavora volentieri con una compagna. Nota anche che, davanti a un problema nuovo, Sofia si blocca e non chiede aiuto.
Osserva anche i contesti. Lo stesso alunno può essere molto diverso in palestra, in laboratorio o durante la lettura ad alta voce. Annotare dove le cose vanno bene aiuta a capire quali condizioni favoriscono l’apprendimento, come un posto vicino alla cattedra, istruzioni brevi o un compagno di riferimento.
Infine, scrivi questi punti in un profilo breve, di mezza pagina. Un profilo leggibile in due minuti è utile anche ai supplenti e ai nuovi colleghi.
2. Scrivi obiettivi chiari nel PEI
Successivamente, trasforma i bisogni in obiettivi. Un obiettivo utile dice che cosa farà l’alunno, in quale situazione e come capiremo che ci è riuscito. Se due adulti diversi osservano lo stesso momento, devono poter dire se l’obiettivo è raggiunto.
Evita le formule generiche. “Migliorare l’autonomia” è un desiderio, non un obiettivo. Invece, “preparare lo zaino da sola, con una lista illustrata, quattro giorni su cinque” è chiaro e verificabile.

Inoltre, scegli pochi obiettivi prioritari. Dieci obiettivi diversi disperdono le energie. Tre o quattro obiettivi ben scelti, invece, permettono a tutti di lavorare nella stessa direzione.
Ricorda anche di collegare gli obiettivi alla vita della classe. Un obiettivo sociale si allena in ricreazione e nel lavoro di gruppo, non solo in un’aula separata. Di conseguenza, l’inclusione diventa reale.
Esempio guidato. Per Sofia il team sceglie tre obiettivi: chiedere aiuto con una frase in tre casi su quattro, usare uno schema per risolvere i problemi di matematica, preparare lo zaino da sola quattro giorni su cinque.
3. Scegli le strategie per il PEI e le attività
A questo punto, ogni obiettivo ha bisogno di una strategia. Senza strategia, un obiettivo resta sulla carta. Con una strategia chiara, invece, l’insegnante sa esattamente che cosa proporre domani mattina.
Le strategie per il PEI più efficaci sono semplici e ripetibili. Pensa a supporti visivi, schemi passo per passo, modelli da imitare, lavoro a coppie, rinforzi positivi e pause programmate. Inoltre, scegli strategie che si possano usare in più materie.
Per esempio, uno schema di problem solving in quattro domande (Qual è il problema? Che cosa so? Che cosa provo? Ha funzionato?) serve in matematica, ma anche in un conflitto con un compagno. Così l’alunno impara un metodo, non solo un esercizio.
Se vuoi partire da materiali già organizzati, le guide alle strategie del PEI in italiano raccolgono strategie e attività con obiettivi, spiegazioni e suggerimenti pratici. Puoi sceglierne una per obiettivo e adattarla alla tua classe.

Esempio guidato. Per Sofia, la maestra Chiara prepara un cartellino con la frase “Mi aiuti, per favore?”, uno schema illustrato in quattro domande e una lista dello zaino con piccoli disegni. Tutti i materiali usano lo stile visivo che Sofia ama.
Prima di usare una strategia, provala tu stesso per qualche minuto. Chiediti se è chiara, se richiede materiali complicati e se puoi usarla anche in una giornata piena. Le strategie che sopravvivono alle giornate difficili sono quelle che restano nel tempo, anche quando la classe è stanca o il tempo è poco.
4. Dividi il lavoro tra gli adulti
Poi, chiarisci i ruoli. Il PEI non è compito del solo insegnante di sostegno. Al contrario, tutto il consiglio di classe e la famiglia partecipano, ciascuno con il proprio contributo.
Per ogni strategia, indica chi la usa, in quale momento e con quale frequenza. Una semplice tabella appesa in classe o condivisa online evita malintesi. Quando un supplente entra, sa subito che cosa fare.
Inoltre, usate tutti le stesse parole. Se a scuola si dice “Mi aiuti, per favore?” e a casa “Chiedi se non capisci”, l’alunno riceve due messaggi. Una frase uguale per tutti si impara molto più in fretta.

Anche i compagni possono aiutare, con attenzione. Un tutor tra pari, scelto con cura e cambiato spesso, offre supporto naturale. Tuttavia, non deve mai diventare un sostituto dell’adulto.
Esempio guidato. La maestra di italiano usa il cartellino di Sofia in ogni lezione. La maestra Chiara lavora sullo schema di problem solving due volte a settimana. La famiglia controlla la lista dello zaino ogni sera, lodando ogni successo.
Infine, programmate un breve confronto ogni due settimane. Bastano dieci minuti per dire che cosa funziona e che cosa va cambiato. Annotate le decisioni in poche righe, così nessuno deve ricordare tutto a memoria.
5. Monitora e aggiorna le strategie per il PEI
Infine, raccogli dati semplici. Per ogni obiettivo, scegli un numero facile da registrare: quante volte l’alunno ci è riuscito su quante occasioni. Un foglio con una riga al giorno basta.
Questi dati rendono le verifiche del GLO più concrete. Invece di dire “va un po’ meglio”, il team può mostrare un andamento chiaro. Di conseguenza, le decisioni diventano più serene e condivise.

Quando un obiettivo è raggiunto, alzalo un po’. Quando dopo alcune settimane non ci sono progressi, cambia la strategia, non l’alunno. Spesso basta un supporto visivo in più o un momento diverso della giornata.
Ricorda anche di raccontare i progressi all’alunno. Un grafico disegnato insieme, con un adesivo per ogni successo, rende visibile la crescita e motiva a continuare.
Esempio guidato. Su 12 occasioni al mese, Sofia chiede aiuto con la frase 3 volte a ottobre, 6 a novembre e 9 a dicembre. Il team decide di togliere gradualmente il cartellino e di passare a un obiettivo nuovo: spiegare a una compagna come ha risolto un problema.
Errori comuni e come evitarli
- Obiettivi troppo generici. Frasi come “migliorare il comportamento” non guidano il lavoro. Riscrivile con un’azione, una situazione e un criterio.
- Troppi obiettivi. Un elenco lungo disperde le forze. Scegli poche priorità e lavora bene su quelle.
- Obiettivi senza strategia. Ogni obiettivo deve avere almeno un’attività concreta e un responsabile.
- Il PEI usato solo dal sostegno. Coinvolgi tutto il consiglio di classe, perché l’alunno vive tutta la giornata in classe.
- Nessun aggiornamento. Un piano fermo da mesi perde senso. Verifica i dati e aggiorna le strategie durante l’anno.
Domande frequenti sulle strategie per il PEI
Quanti obiettivi è meglio inserire?
Non esiste un numero fisso. Tuttavia, pochi obiettivi prioritari, ben descritti e seguiti con costanza danno di solito risultati migliori di un lungo elenco. Decidi con il team in base ai bisogni più importanti.
Chi sceglie le strategie?
Le strategie si scelgono insieme, nel gruppo di lavoro che segue l’alunno. L’insegnante di sostegno spesso propone, ma i docenti di classe e la famiglia devono essere d’accordo e sentirsi in grado di usarle.
Come coinvolgo la famiglia?
Condividi pochi obiettivi chiari e una strategia da usare anche a casa. Chiedi che cosa funziona in famiglia e scambiatevi brevi aggiornamenti. La collaborazione cresce quando i genitori vedono progressi concreti.
E se una strategia non funziona?
Prima verifica che sia stata usata con costanza e da tutti. Se i dati restano fermi dopo alcune settimane, cambiala o modificala. È normale provare più strade prima di trovare quella giusta.
Posso usare le stesse strategie per più alunni?
Sì, molte strategie funzionano per più alunni, come i supporti visivi o gli schemi passo per passo. Tuttavia, adattale sempre agli interessi e agli obiettivi di ciascuno.
Una risorsa di accompagnamento per le strategie per il PEI:
Strategie PEI per l’educazione speciale: 12 guide: 120 strategie e attività in italiano con obiettivi, spiegazioni e suggerimenti pratici, per trasformare le idee di supporto individualizzato in lavoro concreto. PDF stampabile e PowerPoint modificabile.
Fonti e ambito
- Ministero dell’Istruzione e del Merito: indicazioni ufficiali sull’inclusione scolastica e sul PEI.
- INDIRE: documentazione e ricerca sulle pratiche didattiche inclusive.
- European Agency for Special Needs and Inclusive Education: risorse europee sull’educazione inclusiva.
- CAST: il quadro della Progettazione Universale per l’Apprendimento (UDL).
Questa guida offre idee pratiche per mettere in atto il PEI in classe e a casa. Non sostituisce la normativa, le valutazioni degli specialisti o le decisioni formali del gruppo di lavoro.
Punti chiave
- Parti dai punti di forza e dagli interessi dell’alunno.
- Scrivi pochi obiettivi chiari, osservabili e verificabili.
- Collega ogni obiettivo a una strategia concreta e a un responsabile.
- Usa le stesse parole e gli stessi supporti tra scuola e casa.
- Raccogli dati semplici e aggiorna il piano durante l’anno.







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