Le attività di regolazione emotiva servono proprio nei momenti in cui una lezione sembra andare a rotoli. Un alunno strappa il foglio, un altro si chiude sotto il banco, e la classe si ferma. In quei secondi l’insegnante deve scegliere tra reagire e insegnare.
Questa guida ti accompagna in cinque passi pratici: osservare, dare un nome alle emozioni, insegnare strategie concrete, collegarle alle abilità sociali e monitorare i progressi con il team. Alla fine saprai costruire un piccolo percorso stabile, utile sia a scuola sia a casa.
Gli esempi sono di fantasia. Adattali agli obiettivi dell’alunno e ai supporti concordati. Questa è una guida pratica, non una diagnosi.
In sintesi
- La regolazione emotiva si impara, come la lettura o il calcolo.
- Prima si osserva, poi si interviene: i comportamenti seguono schemi.
- Un vocabolario delle emozioni semplice aiuta l’alunno a chiedere aiuto.
- Una strategia alla volta, provata nei momenti di calma, funziona meglio.
- Pochi dati raccolti con costanza guidano le decisioni del team.

1. Osserva prima di proporre attività di regolazione emotiva
Prima di tutto, guarda con attenzione. Un comportamento difficile raramente nasce dal nulla. Di solito compare in certi momenti, con certe richieste o in certi spazi.
Per questo conviene tenere un diario di osservazione per una o due settimane. Annota il momento della giornata, che cosa è successo prima, che cosa ha fatto l’alunno e che cosa è successo dopo. Bastano poche parole per riga.
Inoltre, cerca gli schemi ricorrenti. Le transizioni, il lavoro di gruppo, il rumore della mensa e la fine della giornata sono momenti critici molto comuni. Quando uno schema appare, hai già un’ipotesi sul bisogno che si nasconde dietro il comportamento.
Osserva anche ciò che funziona. Nota i momenti in cui l’alunno resta sereno, le attività che lo coinvolgono e gli adulti con cui si sente al sicuro. Questi punti di forza diventano la base del tuo intervento, perché è più facile allargare ciò che va bene che correggere solo ciò che va male.
Allo stesso tempo, coinvolgi la famiglia. I genitori conoscono segnali che a scuola passano inosservati: la stanchezza del lunedì, una notte difficile, un cambiamento in casa. Una breve telefonata o un quaderno condiviso bastano.
Esempio guidato. Luca è un alunno di fantasia, 8 anni, in terza primaria. La sua insegnante di sostegno, la maestra Giulia, registra le sue reazioni per dieci giorni. Scopre che le difficoltà si concentrano in quattro momenti precisi, sempre gli stessi.

Infine, evita di trarre conclusioni troppo presto. Il diario serve a formulare ipotesi, non etichette. Le decisioni importanti si prendono insieme al team e, quando serve, con gli specialisti.
2. Dai un nome alle emozioni
Successivamente, costruisci un vocabolario condiviso. Molti alunni non riescono a dire “sono frustrato” o “ho paura”. Di conseguenza, l’emozione esce sotto forma di gesto, urlo o fuga.
Comincia con poche parole: contento, triste, arrabbiato, preoccupato, stanco. Associa a ogni parola un’immagine chiara e sempre uguale. In seguito potrai aggiungere sfumature, come “deluso” o “agitato”.
Inoltre, usa le emozioni ogni giorno, non solo durante le crisi. All’appello, chiedi a ciascuno di indicare come si sente su un cartellone. Durante la lettura, chiedi come si sente un personaggio. Così l’alunno si esercita quando è tranquillo.
Anche il corpo ha un ruolo. Chiedi: “Dove senti la rabbia? Nelle mani, nella pancia, nella faccia?” Riconoscere i segnali fisici aiuta a intervenire prima che l’emozione diventi troppo forte.
| Emozione | Segnale nel corpo | Frase da insegnare |
|---|---|---|
| Rabbia | Mani strette | Sono arrabbiato, mi serve una pausa |
| Paura | Pancia chiusa | Ho paura, puoi aiutarmi? |
| Stanchezza | Testa pesante | Sono stanco, posso fermarmi un minuto? |
| Frustrazione | Viso caldo | Non ci riesco, mi spieghi di nuovo? |
Esempio guidato. Ogni mattina Luca sceglie una faccina sul cartellone delle emozioni. Dopo due settimane, comincia a indicare “arrabbiato” prima del lavoro a coppie, invece di strappare il foglio.
3. Insegna una strategia alla volta
A questo punto, scegli una sola strategia e insegnala bene. Troppe proposte insieme confondono. Una strategia semplice, ripetuta ogni giorno, diventa un’abitudine.
Ecco alcune attività di regolazione emotiva adatte alla classe: il respiro lento con le dita (inspira salendo lungo un dito, espira scendendo), l’angolo della calma con un cuscino e un timer, la palla antistress, il disegno libero per due minuti, un breve movimento come portare i libri in biblioteca.
Insegna la strategia quando c’è calma, mai durante la crisi. Mostrala, provala insieme, poi chiedi all’alunno di provarla da solo. Infine, ricordala con un’immagine attaccata al banco.
Ricorda che non tutte le strategie vanno bene per tutti. Alcuni alunni si calmano con il movimento, altri con il silenzio, altri ancora con un oggetto da stringere. Quindi prova, osserva la risposta e tieni ciò che aiuta davvero quel bambino. Una buona domanda da porsi è: questa strategia può essere usata anche in mensa, in palestra o in gita?

Per avere idee già pronte, le tabelle di strategie per abilità sociali e regolazione emotiva propongono attività con obiettivi e suggerimenti per adattare ogni sessione. In questo modo puoi variare senza ripartire da zero.
Esempio guidato. La maestra Giulia sceglie il respiro con le dita. Lo pratica con Luca tre volte al giorno, per una settimana, sempre in momenti tranquilli. Quindi aggiunge un cartoncino con la mano disegnata sul suo banco.
4. Collega le emozioni alle abilità sociali
Poi, porta le strategie dentro le relazioni. Molti momenti difficili nascono con i compagni: aspettare il turno, perdere a un gioco, condividere il materiale. Per questo regolazione emotiva e abilità sociali vanno insegnate insieme.
Prova con giochi brevi e strutturati. Un gioco da tavolo con turni chiari insegna ad aspettare. Un gioco di ruolo aiuta a provare frasi come “Posso giocare anch’io?” o “Adesso tocca a te”. Anche le storie sociali, brevi racconti illustrati su una situazione concreta, preparano l’alunno a ciò che succederà.
Inoltre, non dimenticare la motricità fine. Attività come impastare la plastilina, infilare perline o ritagliare forme richiedono pazienza e attenzione. Di conseguenza, offrono un’occasione tranquilla per esercitare la tolleranza alla frustrazione.

Quando un conflitto succede, separa due tempi. Durante la crisi, poche parole e sicurezza per tutti. Dopo, quando c’è calma, una breve riparazione: che cosa è successo, come si sentiva l’altro, che cosa possiamo fare la prossima volta.
Esempio guidato. In ricreazione Luca spinge un compagno che non gli passa la palla. Più tardi, la maestra Giulia rilegge con lui una storia sociale sul gioco a turni. Il giorno dopo Luca prova la frase “Me la passi dopo?”.
5. Registra i progressi delle attività di regolazione emotiva
Infine, misura in modo semplice. Non servono grafici complicati. Bastano due numeri a settimana: quanti momenti difficili ci sono stati e quante volte l’alunno ha usato una strategia da solo.
Questi dati aiutano il team a decidere. Se i momenti difficili diminuiscono, la strategia funziona. Se restano uguali dopo tre o quattro settimane, è il momento di cambiare qualcosa: la strategia, il momento della giornata o il supporto dell’adulto.

Condividi i dati con la famiglia e con i colleghi. Se l’alunno ha un PEI, porta le osservazioni al GLO: sono informazioni concrete e utili per definire obiettivi realistici.
Esempio guidato. In quattro settimane i momenti difficili di Luca passano da 9 a 5. Le volte in cui usa il respiro da solo salgono da 1 a 4. Il team decide di mantenere la strategia e di aggiungere una seconda attività per la ricreazione.
Ricorda, infine, che i progressi non sono sempre lineari. Una settimana con più difficoltà dopo una vacanza o un cambiamento è normale. Per questo conviene guardare l’andamento su un mese, non sul singolo giorno, e festeggiare con l’alunno ogni piccolo passo avanti.
Errori comuni e come evitarli
- Insegnare durante la crisi. Nel momento più intenso l’alunno non può imparare. Invece, insegna e ripeti le strategie nei momenti di calma.
- Proporre troppe strategie insieme. Cinque idee nuove confondono. Scegline una, consolidala, poi aggiungi la successiva.
- Cambiare regole ogni giorno. La prevedibilità rassicura. Usa sempre le stesse parole, le stesse immagini e la stessa routine.
- Parlare solo di emozioni negative. Dai un nome anche alla gioia, all’orgoglio e alla calma, così il vocabolario resta equilibrato.
- Lavorare da soli. Senza famiglia e colleghi, l’alunno riceve messaggi diversi. Condividi strategie e parole chiave con tutti gli adulti.
Domande frequenti sulle attività di regolazione emotiva
A che età si possono proporre?
Fin dalla scuola dell’infanzia, con immagini e giochi molto semplici. Con i più grandi puoi usare diari, scale di intensità e discussioni. Adatta sempre il linguaggio all’età e al livello di comprensione.
Quanto tempo serve per vedere risultati?
Dipende dall’alunno. Spesso servono alcune settimane di pratica quotidiana prima che una strategia diventi automatica. Per questo è utile raccogliere dati settimanali invece di giudicare dopo pochi giorni.
L’angolo della calma è una punizione?
No, se viene presentato come uno spazio di aiuto. L’alunno ci va per riprendersi, non per essere escluso. Inoltre, è meglio insegnarne l’uso quando tutti sono tranquilli.
Come coinvolgo i genitori?
Condividi le stesse parole e la stessa strategia usata in classe. Un breve messaggio settimanale con un successo concreto rafforza la collaborazione. Chiedi anche che cosa funziona a casa.
Quando chiedere il parere di uno specialista?
Quando le crisi sono frequenti, intense o mettono a rischio la sicurezza, oppure quando i progressi non arrivano nonostante un lavoro costante. In questi casi, parlane con il team, con la famiglia e con i servizi del territorio.
Una risorsa di accompagnamento per le attività di regolazione emotiva:
Educazione speciale: 12 tabelle di strategie per abilità sociali e regolazione emotiva: 120 attività e strategie in italiano, con obiettivi, dettagli e suggerimenti per adattare le sessioni ai bisogni degli alunni. PDF stampabile e PowerPoint modificabile.
Fonti e ambito
- Ministero dell’Istruzione e del Merito: informazioni ufficiali sull’inclusione scolastica e sul sostegno.
- INDIRE: ricerca e documentazione sulle pratiche didattiche nella scuola italiana.
- European Agency for Special Needs and Inclusive Education: materiali europei sull’educazione inclusiva.
- UNESCO: documenti internazionali su inclusione ed educazione di qualità.
- CAST: il quadro della Progettazione Universale per l’Apprendimento (UDL).
Questa guida riguarda il supporto quotidiano in classe e a casa. Non sostituisce valutazioni cliniche, terapie o le decisioni del gruppo di lavoro dell’alunno.
Punti chiave
- Osserva per qualche giorno prima di intervenire.
- Costruisci un vocabolario delle emozioni semplice e visivo.
- Insegna una strategia alla volta, sempre nei momenti di calma.
- Collega la regolazione emotiva alle abilità sociali con giochi e storie.
- Registra due numeri a settimana e rivedili con il team.







Leave a Comment